Pio VI
Quae causa

  1. Il motivo che Ci aveva indotto l’8 giugno 1790, o Venerabili Fratelli, a inviare a voi una lettera per farvi presente che dopo l’apertura dei tesori della Chiesa in favore di questa Nostra alma città dal giorno di Pentecoste per tutta l’ottava della solennità, i medesimi tesori sarebbero stati aperti anche per le vostre diocesi che sono sotto la giurisdizione pontificia; quello stesso motivo non solo permane, ma di giorno in giorno si fa più pressante, come potete facilmente conoscere dalle notizie diffuse dappertutto.

Quegli uomini empi, della cui licenza, follia ed odio verso la santissima religione trattammo allora, ora molto più accanitamente prendono vigore. Si dice che dirigono gli strali della loro ferocia e della crudeltà contro la Chiesa, la Sede apostolica e la Nostra sovranità. Noi, vedendo a quali minacce siamo esposti, abbiamo deliberato di insistere presso Dio con preghiere ancora più ardenti: “Dio volse lo sguardo alla preghiera degli uomini e non disprezzò le loro suppliche” dice il Salmo; “Chiedete, e riceverete, in modo che il vostro gaudio sia pieno“.

Anzitutto appena passato il mese di agosto, abbiamo ordinato di fare preghiere in questa stessa città affinché, specialmente per l’intercessione della Vergine Maria, madre di Dio, e del beato Pietro, principe degli apostoli, potessimo ottenere di smuovere la clemenza divina verso di Noi, onde allontani dalla sua Chiesa e dai popoli fedeli tutti i tentativi dei nemici. Ciò, ricordando la misericordia di Colui che per le preghiere di Mosè ottenne la vittoria di Israele su Amelec; separò anche i mari perché aprissero una via al popolo che andava innanzi; per mezzo di Giuditta liberò dall’assedio Betulia e per l’intercessione di Ester salvò il popolo di Dio dalla distruzione. Ma neppure allora fummo esauditi. Ci incalzano infatti minacce ostili, e ogni giorno maggiori pericoli ci sovrastano. Tuttavia nemmeno per questo abbiamo perduto la speranza; anzi tanto più si deve pregare con umiltà e con la contrizione del cuore come il pubblicano che non osava alzare gli occhi al cielo; si deve insistere e perseverare nel pianto, nei sospiri, nelle lacrime e nella penitenza; si deve bussare senza intermissione alle porte della misericordia, fintanto che l’ira di Dio, eccitata dai nostri peccati, si converta alla compassione, alla pietà e alla nostra consolazione. Dio infatti non vorrebbe castigarci; desidera gli sia fatta violenza dagli amici; cerca qualcuno dal quale possa essere impedito, e quando non trova nessuno è preso dal dolore. Dice Ezechiele: “Ho cercato fra loro un uomo che interponesse uno sbarramento e stesse sulla breccia di fronte a me, a terra, perché non la distruggessi, ma non l’ho trovato. Pertanto tocca con i tormenti delle avversità coloro che non vogliono correggersi spontaneamente” (Ez 22,30).

Perciò, col desiderio di placare Dio nella Solennità di tutti i Santi, per tutta l’ottava abbiamo voluto si facessero nuove suppliche e preghiere nelle moltissime chiese aperte della città [Roma] e si usassero come rimedi dei mali le stesse tribolazioni, come dice il re profeta: “Essendo tribolato, gridai al Signore ed Egli mi esaudì“. Così, attraverso le tribolazioni, si trae molto profitto perché per mezzo di esse la misericordia Ci chiama a sé; esse alimentano le virtù e le irrobustiscono, frenano i sentimenti disordinati, proteggono l’innocenza, ispirano santi desideri e Ci rendono accetti agli occhi di Dio. Tutte queste cose sono espresse con poche parole da Isaia che dice: “Signore, nell’angustia ti cercarono“: come il fanciullo tanto più si attacca alla madre quando si vede in pericolo di cadere; mai si abbraccia più strettamente al seno materno di quando si accorge che qualche timore lo sovrasta. Inoltre, per mezzo delle tribolazioni la virtù è messa alla prova come attraverso il fuoco, e rifulge di una luce molto maggiore: come Abramo che attraverso molte tribolazioni fu provato e diventò amico di Dio.

  1. Si deve insistere nelle preghiere avvicinandosi il giorno natalizio della venuta del Signore: è il tempo della propiziazione, che è “stabilito per le anime, non per i corpi” come ammonisce San Bernardo. Il quale aggiunge: “Considerate con diligenza la ragione di questa venuta, cercando soprattutto chi è, chi viene, da dove, verso dove, perché, quando, ecc. Tutta la devota chiesa universale non celebrerebbe il presente avvento se in essa non fosse nascosto un grande sacramento“.
  2. Dopo la potente Madre di Dio, Noi abbiamo preso, perché ci serva da mediatore presso di Lui e perché sia presso di Noi il canale delle celesti grazie il beato Pietro, fondamento della Chiesa Romana ed universale, e san Pio V, Nostro Predecessore, del quale noi abbiamo sotto gli occhi la storia dei trionfi ottenuti contro i nemici della Chiesa con le sue preghiere e con la sua azione presso Dio, in circostanze simili alle attuali: perciò Ci è indicato come ottimo protettore, al quale dobbiamo specialmente ricorrere.

Questo santo Papa, adoperando assieme preghiere ed armi, ottenne dal Signore brillanti vittorie sui nemici. Indirizzando a Lui le Nostre preghiere, e proponendocelo a modello, Noi abbiamo come lui associate le armi di difesa alle preghiere ininterrotte. Noi abbiamo radunato soldati per munire le nostre coste, e non abbiamo risparmiato né cure né spese per salvare, per quanto è in Nostro potere, da ogni aggressione e da ogni pericolo, i popoli posti da Dio sotto la Nostra autorità, ed affidati alla Nostra tutela. Lo scopo di queste misure non è quello di aggredire, ma di difendere i nostri beni, le nostre vite, la nostra fede, e di respingere i perfidi attacchi con i quali si minaccia questa stessa Sede della religione. Ma che cosa varrebbero e che potremmo Noi fare con le Nostre forze, quando anche il loro numero ed il loro valore sembrassero garantire la loro superiorità, se il Dio degli eserciti non ci coprisse con la sua protezione? Con questo soccorso divino, invece, la mediocrità delle Nostre forze non sarà per Noi motivo per temere il grande numero dei Nostri nemici.

San Pio V ci ha dato l’esempio di questa generosa confidenza, in un suo Breve del 9 marzo 1566, che promulgava un Giubileo. “Ancorché le forze dei Nostri nemici siano ingenti – diceva – tuttavia Colui che è con Noi è più forte di chi è contro di Noi, ed il Signore può benissimo salvarci, sia con un piccolo numero, come con una grande moltitudine“. Il Signore comanda ai venti ed alle tempeste; Egli regola le sorti dei combattimenti, e da piccole cose ricava risultati grandissimi; Egli dirige o svia a suo piacimento i tiri micidiali. Rinfrancate il vostro coraggio, ascoltando questo monito di San Bernardo: “Se la causa per cui si combatte è buona, il successo del combattimento non può essere cattivo; similmente non ci si può attendere felici successi da una causa cattiva, e da intenzioni non rette“.

E come potranno attendersi un successo cattivo coloro che, con tutte le forze, combattono per la dottrina di Gesù Cristo, per la religione, e per la causa stessa di Cristo? Bisogna perciò sempre affidarsi alla preghiera; ecco il principale Nostro mezzo di difesa, ecco le principali Nostre armi.

Perciò, affinché in questo tempo gli animi non siano distratti dai doveri propr” delle preghiere, abbiamo dato ordine di chiudere in questa città, per il resto di quest’anno e per tutto il prossimo, i teatri e abbiamo proibito gli altri spettacoli di profano divertimento e specialmente i baccanali. Ma affinché con maggiore certezza ed efficacia possiamo indurre il Padre delle misericordie ad ascoltare le Nostre voci, chiamiamo voi stessi, Venerabili Fratelli e i popoli affidati alle vostre cure, a condividere i Nostri dolori e ad unirvi ai Nostri voti; non Ci siete estranei, ma del medesimo spirito, e così congiunti dalla medesima sorte delle cose temporali che nulla di lieto o di triste o calamitoso può accadere a Noi che non si riversi in voi e nelle vostre diocesi. Perciò come questa stessa tempesta vi assale come se foste nella medesima nave, le vostre voci supplici – con le mani al cielo – s’innalzino con Noi, attraversino le nubi e giungano al trono della divina maestà e valgano a difendere e a soccorrere Noi e ad impetrare clemenza per Noi, per la Sede apostolica, per la Chiesa cattolica.

Col patrocinio della Vergine Maria (che è la via per la quale il Salvatore è venuto a noi), di tutti i Santi e particolarmente del beato Pietro e di San Pio V, che specialmente in questo tempo abbiamo deciso d’invocare, confidando di nuovo per voi e per le vostre popolazioni, abbiamo aperto i tesori della Chiesa e concediamo l’indulgenza plenaria dei peccati, in forma di Giubileo, a tutti gli appartenenti alle vostre diocesi che compiranno le opere che qui presentiamo e che sono sembrate convenienti alle necessità di questi tempi, avendo essi ottenuto moltissimo presso di Noi per l’apprezzabile fervore del Nostro popolo, degno di singolare affidamento.

Non possiamo passare sotto silenzio quanto siamo stati commossi vedendo le chiese piene per l’accorrere della folla con una singolare frequenza ai sacramenti, scorgendo quasi tutte le vie piene di cortei supplicanti (non già comandati da Noi, ma intrapresi spontaneamente), dei capitoli, degli ordini religiosi, dei collegi, delle congregazioni, delle comunità, dei conservatorii che seguivano con ordine la croce portata innanzi. Noi, in parte udendo e in parte vedendo con i nostri occhi, non abbiamo potuto trattenere le lacrime per la gioia, mossi dalla più grande fiducia di ottenere per tanto amore, devozione, pietà religiosa di tutta la Nostra Città, il soccorso divino.

  1. Conseguentemente, per lo spazio di due settimane intere da ciascuno di voi saranno indicate, ciascuno nella propria diocesi: tutte le chiese che potranno essere agevolmente raggiunte dal popolo che interviene; le preghiere che vi si dovranno recitare, specialmente quelle che ispirano alla penitenza, alla contrizione e ad impetrare la divina misericordia; vi si aggiungeranno le preci dirette ad ottenere l’intercessione della Santissima Madre di Dio, del beato Pietro, di San Pio V, e del patrono della città o della zona, o dei principali patroni. Affinché i fedeli con animo più ardente accorrano alla chiesa, a tutti coloro che almeno per tre volte avranno visitato una delle predette chiese, recitato preghiere secondo le Nostre intenzioni, confessato i peccati, si saranno ristorati con la santa comunione in una delle settimane da fissare, avranno fatto qualche elemosina in favore dei poveri, secondo la propria possibilità, e avranno digiunato il giovedì, il venerdì e il sabato, concediamo e impartiamo in forma di Giubileo l’indulgenza plenaria dei peccati.
  2. Le monache e gli altri che vivono in comunità, quando avranno recitato le preghiere da Noi prescritte in un luogo nel quale sono soliti radunarsi per pregare e avranno compiuto le altre opere conformi alle loro possibilità, potranno lucrare le medesime indulgenze visitando per tre volte una delle suddette chiese.
  3. Intendiamo parimenti offrire le stesse condizioni ai detenuti nelle carceri, negli ergastoli, nelle fortezze e in altri luoghi di custodia: vogliamo che anch’essi diventino partecipi di questo sacro tesoro a vantaggio delle loro anime.
  4. Similmente a quanti saranno impediti per la salute o per altra legittima causa, se avranno recitato le medesime preghiere e compiuto altre opere in sostituzione delle preghiere secondo il giudizio del confessore, concediamo di poter lucrare l’indulgenza.
  5. Infine, affinché non siano privati di questo beneficio coloro che esercitano il mestiere della pastorizia, non potendo essi allontanarsi dalla custodia delle loro greggi se non per breve tempo e vicendevolmente scambiarsi, volendo provvedere anche a loro mutiamo le chiese designate con la visita ad una sola chiesa più vicina, per una sola volta, così che confessati i loro peccati, ricevuto devotamente il sacramento della santissima Eucarestia, siano in condizioni di conseguire la suddetta indulgenza.
  6. Queste indulgenze potranno essere applicate in suffragio delle anime del purgatorio.
  7. Per ottenere più facilmente questi benefici, i fedeli di ambo i sessi, tanto laici che ecclesiastici secolari e regolari di qualunque ordine, congregazione ed istituto potranno scegliersi come confessore qualunque sacerdote approvato, tuttavia con riferimento alle suddette persone, a quei confessori concediamo ampia facoltà di assolvere secondo coscienza da qualsiasi sentenza di scomunica, sospensione, interdizione e da altre sentenze ecclesiastiche, censure e pene inflitte dai sacri canoni e dai giudici in qualunque occasione e causa; e da ogni peccato di intemperanza, reati e delitti, ancorché gravi e straordinari riservati agli Ordinari territoriali o a Noi stessi e alla Sede apostolica per qualsiasi costituzione Nostra o dei romani Pontefici che Ci hanno preceduto: costituzioni delle quali vogliamo siano qui compresi i contenuti. Il confessore potrà assolvere e liberare “in foro conscientiae“, eccettuati tuttavia gli eretici sui dogmi e i loro complici nell’errore; del pari potrà sciogliere qualunque voto (eccettuati quelli di vincolo religioso e di castità) e permutarlo in altre opere pie e di salvezza, purché tuttavia siano aggiunte ad esse, e in ogni caso sopra indicato, una penitenza salutare e qualche altra a discrezione dello stesso confessore.

Con la presente non intendiamo però – così come non intese nessun Nostro predecessore nell’indire il Giubileo – dispensare coloro che si sono resi colpevoli di qualche irregolarità pubblica, nascosta o nota, per debolezza, incapacità, inabilità contratta in qualsiasi modo, né intendiamo conferire in proposito alcuna facoltà di dispensare, riabilitare o restituire nello stato precedente, anche “in foro conscientiae“. Neppure intendiamo in alcun modo che la presente lettera possa o debba favorire coloro che da Noi e da qualche prelato, o da un giudice ecclesiastico sono stati scomunicati, sospesi, interdetti, se non hanno riparato entro il tempo dello stesso Giubileo e non si sono messi d’accordo con le parti.

  1. Alle opere prescritte, che chiediamo si facciano per lucrare l’indulgenza, aggiungiamo una Nostra esortazione affinché ciascuno dei fedeli porti qualcosa di buono secondo la propria pietà e la propria virtù.

Se in qualche diocesi gli ordini dei religiosi ivi esistenti, i collegi dei canonici, i conservatorii, ecc. insieme procederanno verso la chiesa, come sappiamo che qui a Roma è stato fatto con grandissima edificazione del popolo, così che andando e ritornando lungo la via, recitino le litanie dei Santi e implorino l’aiuto dei patroni non senza altre preghiere riguardanti la penitenza che voi suggerirete loro, a questo fine cercherete di ricordare alla loro memoria che sant’Innocenzo I aveva scritto ai vescovi Aurelio e Agostino: “Otteniamo di più con le preghiere in comune e a cori alterni che non con le preghiere singole e private“.

  1. Infine dobbiamo aggiungere per ciascuno di voi che, terminato il tempo del Giubileo, non si deve credere che sia finito anche il tempo delle suppliche al Signore, poiché dovete porre particolare cura nei confronti del popolo proprio per il culto divino e per l’esercizio continuo della pietà. Perciò, per Nostra volontà, bisogna togliere dalla vista e dalla mente per tutto il prossimo anno gli spettacoli di profana allegria, cioè dei teatri e dei baccanali, come già qui in Roma abbiamo ordinato.
  2. Nonostante qualcuno operi in senso contrario, a tutti e ai singoli, anche a coloro dei quali si fa menzione speciale, specifica, espressa e individua, parola per parola, anche per clausole generali importanti e per qualsiasi altra forma riservata anche a coloro che dispongono di regole chiaramente espresse e conservate, sia pure nominative, deroghiamo sulla scorta di quanto premesso, respinta ogni altra eccezione contraria.
  3. Vogliamo inoltre che ai testi della presente lettera, sia in copia, sia a stampa, firmata da qualche pubblico notaio e munita del sigillo di persona costituita in autorità ecclesiastica, si presti la stessa fiducia che si avrebbe se la lettera venisse esposta o mostrata alla loro presenza.

Infine impartiamo con molto affetto l’Apostolica Benedizione alle Vostre Fraternità.

Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l’anello del Pescatore, il 24 novembre 1792, anno diciottesimo del Nostro Pontificato.

digilander.libero.it/magistero/p6quaeca.htm

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